Jan 24

Il marketing di Google, è cosa nota, è molto dinamico e ha permesso a quello che era “soltanto” un motore di ricerca – attività già sofisticata di suo - di diventare un colosso del Web, interpretando in maniera creativa i punti di forza di Internet e inventando nuovi media pubblicitari, come Google Maps.

Anche AdWords è “Made inGoogle”: si tratta di un sistema che ha permesso e permette a moltissimi imprenditori di impostare e gestire campagne pubblicitarie on-line. Il committente crea un annuncio ottimizzato in funzione di certe parole chiave (keywords) e il motore di ricerca lo farà comparire nelle SERP (le pagine che mostrano i risultati delle ricerche) attinenti a quelle keywords con la dicitura “Annunci”. Le campagne vengono pagate, in base a criteri stabiliti dall’inserzionista, tramite un account creato appositamente; il pagamento avviene in base ai click ricevuti dall’annuncio e alle azioni che ne derivano. Il sistema è piuttosto flessibile, dato che è possibile, ad esempio, impostare un budget giornaliero ed un costo massimo per ogni click ricevuto dall’annuncio. Sono altresì disponibili strumenti per trovare le parole chiave più opportune, per indirizzare geograficamente gli annunci, per stimare il costo delle keywords scelte e per quantificare i clic ricevuti. Il sistema è molto collaudato e, come si è appena visto, ricco di opzioni e di strumenti di ottimizzazione eppure, per avere risultati di rilievo, è necessario avere una certa “malizia” o, in altre parole, un riuscito mix di fiuto, esperienza e impegno.

Il gigante di Mountain View, nell’ottica di una semplificazione del sistema AdWords, ha rilasciato pochi giorni or sono una nuova versione di AdWords, identificata dal suffisso “Express”. Si tratta, nelle parole dell’azienda, della “maniera più semplice di creare campagne pubblicitarie su Google. Creare la tua campagne ti impegnerà soltanto per pochi minuti e basta. Ogni cosa è gestita automaticamente, assicurando che la tua pubblicità sia mostrata soltanto a persone che stanno cercando quello che tu offri”.

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Jan 24

Il termine “medium”, pur essendo penetrato profondamente nel nostro linguaggio quotidiano, non presenta dei confini particolarmente definiti, ma si presta, al contrario, ad una molteplicità di interpretazioni. A qualcuno potrebbe ricordare semplicemente uno strumento fisico, a qualcun altro un intero apparato di trasmissione o il contenuto veicolato, e la definizione potrebbe arrivare ad abbracciare persone, ruoli, regole di codifica, linguaggi, relazioni e, come si dice in questi casi, chi più ne ha più ne metta.

Parlando di media non possiamo non scomodare McLuhan e la sua provocatoria definizione “the medium is the message”: su ciascun media, passato, presente e futuro che sia, si incrociano differenti variabili sociali, economiche e cognitive che inevitabilmente influiscono sul pensiero collettivo e sulla cultura stessa di una società. Nel contesto attuale la tecnologia è entrata a far parte in maniera integrante della nostra quotidianità, evolvendosi con essa in un rapporto dialettico: leggere queste riflessioni digitali non sarebbe stato possibile senza un’evoluzione tecnologica, la quale determina una costante condizione di novità e rielaborazione anche – e forse soprattutto – culturale. Al concetto di bene fisico si sostituisce sempre più quello di bene intellettuale, di contenuto, al concetto di distribuzione subentra quello di comunicazione, all’utilizzo il consumo. In sostanza i media rappresentano il mezzo attraverso il quale l’uomo si interfaccia con il mondo esterno, per qualcuno essi rappresentano addirittura una sorta di protesi sensoriale e percettiva, in grado di definire nuove pratiche intellettive e comunicative, nuovi linguaggi, nuove forme di produzione, gestione e diffusione della conoscenza.

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Jan 24

Per Kevin Roberts, Ceo dal 1997 della Saatchi & Saatchi, svendere la pubblicità nei momenti di crisi è un grosso errore.
Meglio valorizzare altre leve di marketing, e sfruttare la creatività di questa disciplina.

Ad esempio valorizzare il proprio brand verso i consumatori. Se riusciamo a definire delle strategie mirate per legare i propri clienti al nostro brand anche nei momenti di crisi, eviteremo di non svalutare i prodotti e non abbattere il valore dei listini.

La crisi economica e finanziaria che stiamo vivendo ha chiaramente degli impatti negativi a livello psicologico su tutti i consumatori (esclusi quelli di fascia alta), ma se riflettiamo tenendo in considerazione i singoli contesti nazionali, vediamo che le cose non sembrano così negative per l’Italia.

Nel nostro Paese la crisi non è ancora arrivata al livello dei consumatori, dove da sempre le famiglie hanno un alto risparmio privato che compensa la diminuzione degli introiti.

Come devono comportarsi le imprese? Limare i prezzi, e non abbatterli può essere una soluzione che non risolve del tutto il problema. Più saggia è la strada che fa leva sulle emozioni generate dalla qualità dei prodotti e dal brand che li rappresenta.

Se pensiamo al caso Apple, vediamo come l’azienda americana, nonostante pratichi dei prezzi più alti della media, abbia costruito intorno al suo marchio una comunità di consumatori, legata anche da dimensioni affettive ed emozionali.

Dialogare con i propri clienti per comunicare che anche le aziende vivono una situazione difficile provocata dalla crisi, potrebbe scongiurare la soluzione dell’abbattimento dei prezzi, purché si riescano a suscitare emozioni autentiche intorno al brand di riferimento.

Jan 24

Cominciamo la nostra riflessione con un inquadramento terminologico. Il Search Engine Marketing, o SEM, rappresenta quella sezione del Web Marketing che si applica ai motori di ricerca e che, quindi, implica tutta una serie di attività volte a generare traffico qualificato verso un determinato sito web.

All’acquisto di spazi pubblicitari e all’adozione di campagne Pay per Clic (PPC), deve necessariamente far seguito, in questo senso, uno specifico piano di Search Engine Optimization (SEO), intendendo con questo termine l’analisi approfondita e l’ottimizzazione di una pagina o di un intero sito web al fine di migliorarne il posizionamento nelle serp dei motori di ricerca, attraverso strumenti onpage (keyword, tag, metatag…) e offpage (link building, promozione su blog, forum, article marketing e comunicati stampa…).

A metà strada tra uno sviluppatore web e un esperto di web marketing, l’addetto al SEO risulta la figura più “tecnica” del fare marketing online, poiché egli deve avere conoscenza base di alcuni strumenti di sviluppo web.

Il recente e massiccio sviluppo dei social network ha, tuttavia, imposto la ricerca di nuove metodologie per ottenere visibilità nel web, che vanno sotto il nome di Social Media Optimization (SMM) e l’approccio più nuovo del marketing, quello collegato ai social media, assume la definizione di Social Media Marketing (SMM), appoggiandosi – ci dice Jason Jantsch (citato da Maltraversi in “SEO e SEM – Guida avanzata al web marketing”) – sulle quattro C (contenuto, contesto, connettività e community): “Tons of relevant, education based, and perhaps ‘user generated’ content that is filtered, aggregated, and delivered in a context that makes it useful for people who are starving to make connections with people, products, and brands they can build a community around”.

Grazie all’integrazione della propria attività in questi canali, le imprese possono riuscire a veicolare nuove visite nel proprio sito web principale e a migliorare la propria reputazione online. Alla base vi è l’idea che, essendo presenti in più parti, sarà più facile attirare nuovi clienti, ma certo, affinché tale idea risulti efficace, è necessario che l’inserimento dell’impresa nei nuovi mezzi avvenga in modo coerente al target individuato, al prodotto o servizio che si intende presentare e al mezzo stesso che si è scelto di utilizzare.

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Jan 24

Tutti i sondaggi e tutte le statistiche confermano che ormai la tendenza generalizzata è quella di aumentare gli stanziamenti per la pubblicità su Internet a discapito di quella sui giornali e in radio. La televisione generalista è sempre più in crisi, mentre Facebook è diventato un media conosciuto da tutti. Cosa deve fare quindi una piccola o media azienda per aumentare il suo fatturato? Su quali canali Internet deve investire il suo budget destinato alla pubblicità? Ci sono aziende che puntano molto sul PPC (Pay Per Click) – in Italia è costituito principalmente da Google AdWords dato che Bing è attualmente in pozione minoritaria – e altre hanno invece definito come luogo primario dove investire per gli annunci pubblicitari il notissimo Facebook. Ma quali aziende stanno facendo la scelta giusta? Google AdWords e Facebook sono alternativi?

In realtà c’è molta confusione e spesso le scelte pubblicitarie delle PMI sono frutto del caso e delle mode che spingono gli imprenditori a seguire e imitare gli altri senza sapere bene il perché si debbano fare determinate attività. Un esempio per tutti è la tendenza ad aprire un profilo personale anziché quello aziendale su Facebook; un profilo personale è riservato alle persone fisiche e il rischio è che Facebook cancelli senza preavviso quei profili non in regola con le norme previste dal contratto. Gli annunci su Google AdWords e quelli su Facebook possono all’apparenza sembrare simili, ma in realtà tolte alcune similitudini di funzionamento hanno scopi ben differenti. Tutto dipende dallo stato mentale della persona quando sta visitando il motore di ricerca Google oppure quando si trova a conversare con gli amici su Facebook. Google viene usato da chi sta cercando un’informazione e se questa informazione attiene ad un prodotto o servizio è probabile che chi sta facendo la ricerca sia più propenso ad acquistare quel prodotto o servizio. Su Google non esistono distrazioni, giochi o amici con cui conversare – esiste Google+, ma è ancora in fase sperimentale e di crescita – e quindi tutta l’attenzione è rivolta all’oggetto delle ricerche. Va detto che la politica del Quality Score (punteggio di qualità) attuata da Google su AdWords cerca di esaltare e veicolare l’attenzione dell’utente per quello che sta cercando; l’annuncio infatti deve rispettare la promessa fatta dopo che è stato fatto click sull’annuncio. Facebook è invece un territorio adatto alla pubblicità classica, quella che è immersa in un contenuto e che cerca di attirare l’attenzione di un utente che è in uno stato mentale diverso da quello della ricerca attiva su un motore di ricerca. Stare su Facebook significa distrarsi, scambiare foto e video divertenti e non si è quindi pronti a comprare un prodotto o un servizio.

Qual’è quindi lo scopo di un annuncio pubblicitario su Facebook? Il principale obiettivo è  quello di fare Brand Awareness e far quindi conoscere sempre più un prodotto o una marca. Una maggiore familiarietà con un brand renderà più semplice la decisione all’acquisto. Se questa azienda ha una sua pagina su Facebook, dove verranno pubblicati video e foto del prodotto venduto, e se su questa pagina c’è engagement e cioè interazione con i clienti e i possibili prospect allora la consapevolezza del marchio verrà aumentata. Spesso gli annunci Facebook servono proprio per aumentare i like della pagina aziendale, per far sapere a tutti che su Facebook anche la PMI è presente al fine di soddisfare le richieste dei clienti che cercano supporto. Molte aziende, anche conosciute e non solo le PMI, fanno però e hanno fatto in passato resistenza ad essere presenti su Facebook  perché temevano contraccolpi di immagine dovuti alla possibile incapacità di gestione della clientela in modo equilibrato. Questa ritrosia sta però cambiando e sempre più aziende hanno compreso il potenziale pubblicitario di questo Social Network così diffuso tra tutte le fasce sociali della popolazione.

In sintesi se dobbiamo ridurre in poche righe la strategia che deve seguire una PMI che vuole investire su Internet possiamo sicuramente dire che Facebook serve per farsi conoscere, far conoscere un nuovo prodotto e/o diffondere la presenza del proprio marchio su Internet. Google AdWords ha invece lo scopo di far comprare al momento giusto i propri prodotti utilizzando uno o più annunci mirati.

Jan 24

Secondo un’analisi condotta dal portale immobiliare.it, la nuda proprietà ha fatto registrare nell’ultimo anno un incremento pari a circa il 10%.

“Un boom – riporta una nota diffusa in questi giorni - spiegato dalla crisi economica che può diventare un’importante opportunità di business”, capace di far risparmiare fino al 50% per l’acquisto di una nuova casa.

In merito alla ricerca, il suo Amministratore Delegato, Carlo Giordano, ha dichiarato: «Se fino a un paio di anni fa vendere la nuda proprietà era un espediente per permettere ai genitori di vendere casa ai figli risparmiando sulle tasse, oppure il venditore era un anziano senza eredi oggi chi decide di vendere la nuda proprietà è spinto soprattutto dalla crisi economica. Chi acquista, dal canto suo, continua a trovare nel mattone un bene di rifugio, risparmiando notevolmente rispetto al valore di mercato dell’immobile».

Dati dell’analisi

Jan 24

Un mercato che ha risentito fortemente la crisi, quello degli architetti che, a fronte di un ammontare di 140,7 miliardi di investimenti in costruzioni (-20,8% rispetto al 2006) è sceso, nel 2011, a quota 18,1 miliardi (-27,8% sul 2006).

È la fotografia che emerge dall’ultimo studio sulla professione di architetto realizzata dalla Cresme.

L’indagine ha messo in mostra come un architetto oggi può ambire ad un mercato potenziale pro-capite di 124.899 euro, ridotto di più di un terzo (-39.5%) rispetto a cinque anni prima.

Un collasso che ha provocato una discesa dal 2006 e il 2011 del reddito medio degli architetti, che è sceso da 29mila a poco meno di 22mila euro.

«A sopportare le maggior difficoltà ? ha sottolineato Lorenzo Bellicini, direttore tecnico dell’istituto di ricerca ? sono gli architetti di età compresa tra 30 e 40 anni».

Se poi si conta l’inasprimento delle condizioni di mercato legate alla risicata solvibilità dei clienti, anche il futuro appare nero.

Un mercato, in sostanza, che si è drasticamente ridimensionato, seguendo la china imboccata dal settore costruzioni.

Jul 13

Dato diviso tra l’87,4% dei giovani (14-29 anni) e il 15,1% degli anziani (65-80 anni). Piace l’informazione sul web

MILANO - Cresce l’utenza di Internet, che nel 2011 sfonda finalmente la soglia del 50% della popolazione italiana, attestandosi per l’esattezza al 53,1% (+6,1% rispetto al 2009). È quanto emerge dal Nono Rapporto del Censis-Ucsi sulla comunicazione dal titolo «I media personali nell’era digitale», presentato al Senato. Il dato complessivo si spacca tra l’87,4% dei giovani (14-29 anni) e il 15,1% degli anziani (65-80 anni); tra il 72,2% dei soggetti più istruiti e il 37,7% di quelli meno scolarizzati.

CRISI CARTA STAMPATA - Si conferma il periodo di grave crisi attraversato dalla carta stampata: i quotidiani a pagamento (47,8% di utenza) perdono il 7% di lettori tra il 2009 e il 2011 (-19,2% rispetto al 2007). La free press cresce di poco (+1,8%, salendo al 37,5%). I periodici resistono, specie i settimanali (28,5% di utenza), letti dal 36,4% delle donne e dal 20,4% degli uomini. Secondo la ricerca, è stabile la lettura delle testate giornalistiche on line (+0,5%, con un’utenza del 18,2%), che però, dice il Censis, «non si possono più considerare le versioni esclusive del giornalismo sul web, perchè i diversi portali Internet di informazione contano oggi un’utenza pari al 36,6% degli italiani». Per il Censis tengono anche i libri, con il 56,2% di utenza, ma il dato si spacca tra il 69,5% dei soggetti più istruiti che hanno letto almeno un libro nell’ultimo anno, contro il 45,4% delle persone meno scolarizzate. Gli e-book non decollano (1,7% di utenza).

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Jun 06

Da ieri è raggiungibile sul Web il portale di Google Shopping, un motore di ricerca dedicato allo shopping in Rete e pensato per comparare i prezzi dei prodotti disponibili su Internet.

Lo grafica è minimale, in tipico stile Google, per mettere al centro la famosa barra di ricerca dove digitare il prodotto del quale si vuole avere maggiori informazioni commerciali. Il layout è comunque arricchito da icone visive che descrivono le categorie degli oggetti più venduti sulla Rete e la pagina è pensata per ben adattarsi ad una navigazione da smartphone e tablet.

L’obiettivo di Google è infatti quello di rendere agevole l’individuazione dei negozi online e dei prodotti indipendentemente dal dispositivo di consultazione utilizzato, migliorando l’esperienza di shopping online anche in mobilità.

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Jun 06

Il commercio attraverso le vie digitali del Web gode di ottima salute ed  in Italia nel 2010 ha generato un giro d’affari pari a 14.3 miliardi di euro, con un incremento di circa il 43% rispetto all’anno precedente.

Ad effettuare questa radiografia, scoprendo che l’e-commerce respira benissimo a pieni polmoni è l’indagine: E-commerce in Italia 2011 - "I clienti dell’e-commerce", condotta dalla Casaleggio Associati.

Secondo la ricerca, circa il 48% dello shopping avviene per il tempo libero, una categoria nella quale sono state inglobate le scommesse ed i giochi d’azzardo, ma di cui fanno parte anche i giocattoli, gli articoli sportivi, la telefonia e la partecipazione agli eventi. Circa il 31% del mercato elettronico italiano è poi assorbito dal turismo, a cui segue l’elettronica di consumo con il 7.1% del fatturato annuo.

A dare una forte svolta positiva sarebbero stati anche l’ingresso in Italia di gruppi come Amazon, riconosciuti internazionalmente per la propria organizzazione commerciale elettronica, e di piattaforme per gli acquisti scontati come Groupon.

Le previsioni mostrano un 2011 in crescita di un ultriore 30%, con l’editoria che potrebbe abbandonare l’attuale 1.9%, acquisendo circa 35 punti percentuali in più.

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