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Mountain View separa Google+ da Youtube

Dott. Tomaso Trevisson Scritto da 

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Google+ si separa da YouTube. Dal 27 luglio non è più necessario avere un profilo sul social network di BigG per lasciare commenti o caricare video sulla piattaforma video più usata del pianeta. L’integrazione tra i due servizi è avvenuta nel novembre 2013 e suscitò molte critiche da parte degli utenti. Ora il ritorno al passato. È solo l’ultimo tassello di un cambio di strategia globale riguardo Plus. Ufficialmente è una scelta per dare agli utenti “un’esperienza focalizzata sulle componenti social”. Ma, tra le righe del post di Bradley Horowitz, a capo del progetto, non è difficile leggere un ridimensionamento dei piani.

Negli ultimi mesi G+ ha perso la sua piattaforma per le immagini, diventata indipendente con il servizio Google Foto. Presentato all’ultimo I/O, la conferenza annuale in cui BigG presenta le sue novità più importanti, offre spazio illimitato e un algoritmo che cataloga in automatico gli scatti. E G+ ha perso centralità anche nel sistema operativo Android: non serve più un profilo sul social network di Mountain View per scaricare le versioni beta delle app del robottino e testarle in anteprima. A ben guardare, nell’ecosistema di Mountain View, G+ non compare più come una divisione a sé stante. L’anno scorso il progetto ha perso il suo fondatore, il carismatico Vic Gundotra, dimessosi dall’azienda nell’aprile 2014. E il nuovo capo, Horowitz, si firma “Vice president of Streams, Photos, and Sharing”. Fa parte di un nuovo team, dal quale è sparita ogni menzione al social network.

In un post pubblicato su G+ (com’è ovvio), Horowitz spiega che il gruppo di lavoro appena formato deve ragionare su una nuova strategia social. Perché quella utilizzata finora ha confuso gli utenti. E ridare indipendenza a YouTube è il primo segnale della correzione di rotta. Plus non ha più l’obiettivo di integrare ogni prodotto di Google, ma di “aiutare migliori di utenti a entrare in contatto in base a ciò che amano”. Tutto il resto “verrà ritirato”.] In un post pubblicato su G+ (com’è ovvio), Horowitz spiega che il gruppo di lavoro appena formato deve ragionare su una nuova strategia social. Perché quella utilizzata finora ha confuso gli utenti. E ridare indipendenza a YouTube è il primo segnale della correzione di rotta. Plus non ha più l’obiettivo di integrare ogni prodotto di Google, ma di “aiutare migliori di utenti a entrare in contatto in base a ciò che amano”. Tutto il resto “verrà ritirato”.

Un ridimensionamento quindi, ma non un abbandono, si affrettano a chiarire da Mountain View. Perché G+ si è da poco arricchito di Collections, un sistema di navigazione basato su interessi con un’interfaccia a riquadri simile a un altro social, Pinterest. C’è chi invece sostiene che, con questa nuova suddivisione, Google vuole mettere al sicuro le componenti di G+ che hanno avuto successo (Foto e la messaggistica di Hangout per esempio) e rendere sempre più marginale la piattaforma social. Così, quando un giorno BigG deciderà di spegnere il progetto, saranno in pochi ad accorgersene.] Un ridimensionamento quindi, ma non un abbandono, si affrettano a chiarire da Mountain View. Perché G+ si è da poco arricchito di Collections, un sistema di navigazione basato su interessi con un’interfaccia a riquadri simile a un altro social, Pinterest. C’è chi invece sostiene che, con questa nuova suddivisione, Google vuole mettere al sicuro le componenti di G+ che hanno avuto successo (Foto e la messaggistica di Hangout per esempio) e rendere sempre più marginale la piattaforma social. Così, quando un giorno BigG deciderà di spegnere il progetto, saranno in pochi ad accorgersene.

G+ sembra avere la comunità più vasta del pianeta. Due miliardi e duecento milioni di utenti registrati. È perfino più vasta di quella di Facebook, che ha da poco comunicato di aver sfiorato il miliardo e mezzo di profili. Ma, al contrario della creatura di Mark Zuckerberg, il servizio di Big G è una città deserta. Pochi utenti riempiono la bacheca con foto e post. I dati ufficiali parlano di 500 milioni di persone attive mentre, secondo uno studio indipendente di Stone Temple Consulting, si fermano a poco più di 110 milioni.] G+ sembra avere la comunità più vasta del pianeta. Due miliardi e duecento milioni di utenti registrati. È perfino più vasta di quella di Facebook, che ha da poco comunicato di aver sfiorato il miliardo e mezzo di profili. Ma, al contrario della creatura di Mark Zuckerberg, il servizio di Big G è una città deserta. Pochi utenti riempiono la bacheca con foto e post. I dati ufficiali parlano di 500 milioni di persone attive mentre, secondo uno studio indipendente di Stone Temple Consulting, si fermano a poco più di 110 milioni.

Lanciato nell’estate del 2011, G+ avrebbe dovuto gareggiare con Facebook. Ma anche con i muscoli e le risorse del primo motore di ricerca imporsi non è scontato. La formula del successo per aumentare le registrazioni è stata: rendere il profilo del social network la porta d’accesso ai molti servizi di Big G. Un’unica registrazione per entrare su Gmail, Google Maps, Android, Voice, Music, Play e, come abbiamo raccontato, YouTube. Così gli utenti sono cresciuti, ma la bacheca del social network non si è mai popolata.] Lanciato nell’estate del 2011, G+ avrebbe dovuto gareggiare con Facebook. Ma anche con i muscoli e le risorse del primo motore di ricerca imporsi non è scontato. La formula del successo per aumentare le registrazioni è stata: rendere il profilo del social network la porta d’accesso ai molti servizi di Big G. Un’unica registrazione per entrare su Gmail, Google Maps, Android, Voice, Music, Play e, come abbiamo raccontato, YouTube. Così gli utenti sono cresciuti, ma la bacheca del social network non si è mai popolata.

Tre anni fa la Grande G ha dedicato la massima priorità al progetto: mille dipendenti di Mountain View furono riassegnati a G+. In quel periodo nella società circolava questa battuta, raccolta dalla testata Mashable: “Dove sono finiti tutti gli ingegneri?”. L’interfaccia è sempre stata pulita e funzionale, come anche l’app per smartphone. G+ permetteva di condividere contenuti a gruppi di amici (le cerchie) e impostare diversi livelli di privacy, funzionalità adottata qualche tempo dopo anche Facebook. E, con Hangout, le videoconferenze con più utenti diventavano possibili direttamente dal browser, senza scaricare software.] Tre anni fa la Grande G ha dedicato la massima priorità al progetto: mille dipendenti di Mountain View furono riassegnati a G+. In quel periodo nella società circolava questa battuta, raccolta dalla testata Mashable: “Dove sono finiti tutti gli ingegneri?”. L’interfaccia è sempre stata pulita e funzionale, come anche l’app per smartphone. G+ permetteva di condividere contenuti a gruppi di amici (le cerchie) e impostare diversi livelli di privacy, funzionalità adottata qualche tempo dopo anche Facebook. E, con Hangout, le videoconferenze con più utenti diventavano possibili direttamente dal browser, senza scaricare software.

Insomma, il limite di Google+ non è mai stato nella tecnologia. Il social però non ha mai avuto quel qualcosa di unico, il cosiddetto “network effect” con cui si creano comunità di utenti fedeli. G+ non ha la velocità di Twitter né l’indirizzo professionale di LinkedIn. È sempre stato un clone potenziato del social network di Zuckerberg. E non basta qualche funzionalità aggiuntiva per convincere alla migrazione gli 800 milioni di utenti attivi che aveva raggiunto Facebook nel 2011.] Insomma, il limite di Google+ non è mai stato nella tecnologia. Il social però non ha mai avuto quel qualcosa di unico, il cosiddetto “network effect” con cui si creano comunità di utenti fedeli. G+ non ha la velocità di Twitter né l’indirizzo professionale di LinkedIn. È sempre stato un clone potenziato del social network di Zuckerberg. E non basta qualche funzionalità aggiuntiva per convincere alla migrazione gli 800 milioni di utenti attivi che aveva raggiunto Facebook nel 2011.

È difficile dare una spiegazione sul perché Google non sia mai riuscita a creare una sua piattaforma social di successo. Mountain View non ha mai avuto chiaro cosa offrire agli utenti con G+. Ma sarebbe sbagliato affermare che BigG non abbia una comunità di utenti attivi (basti pensare ai miliardi di commenti che viaggiano ogni giorno su YouTube). Forse, come ritengono alcuni analisti, quando un colosso tecnologico prova a comportarsi come una startup (com’era Facebook nel 2011) i movimenti sono maldestri.

A quanto riportano sia Mashable sia Business Insider, il social network è nato in un clima di paura. Fino ad allora la grande G non aveva mai avuto un concorrente in grado di insidiare il suo predominio sul web. Poi è arrivato Facebook. E Big G temeva che piattaforma di Zuckerberg portasse via investimenti pubblicitari, utenti e dipendenti (come in parte è successo). Tre anni dopo Facebook non è più una startup, ma non c’è stata alcuna catastrofe per Google. E forse ora, con Horowitz alla guida della divisione social, è arrivato il momento di ragionare con più tranquillità. ] A quanto riportano sia Mashable sia Business Insider, il social network è nato in un clima di paura. Fino ad allora la grande G non aveva mai avuto un concorrente in grado di insidiare il suo predominio sul web. Poi è arrivato Facebook. E Big G temeva che piattaforma di Zuckerberg portasse via investimenti pubblicitari, utenti e dipendenti (come in parte è successo). Tre anni dopo Facebook non è più una startup, ma non c’è stata alcuna catastrofe per Google. E forse ora, con Horowitz alla guida della divisione social, è arrivato il momento di ragionare con più tranquillità.

G+ non è stato l’unico tentativo (né l’unico fallimento). Ci sono stati altri progetti, ora dimenticati che testimoniano gli sforzi di BigG di affermarsi anche come social network.] G+ non è stato l’unico tentativo (né l’unico fallimento). Ci sono stati altri progetti, ora dimenticati che testimoniano gli sforzi di BigG di affermarsi anche come social network.

Il primo è stato Orkut, lanciato il 24 gennaio 2004. La creatura di Mark Zuckerberg è nata pochi giorni dopo, il 4 febbraio dello stesso anno. Con Orkut la condivisione di contenuti avveniva solo tra persone con interessi comuni. Un approccio chiuso, che ha finito per favorire il suo coetaneo. Orkut è riuscito ad affermarsi solo in India e Brasile, ed è stato tenuto in vita per dieci anni, per poi essere dismesso il 30 settembre 2014.] Il primo è stato Orkut, lanciato il 24 gennaio 2004. La creatura di Mark Zuckerberg è nata pochi giorni dopo, il 4 febbraio dello stesso anno. Con Orkut la condivisione di contenuti avveniva solo tra persone con interessi comuni. Un approccio chiuso, che ha finito per favorire il suo coetaneo. Orkut è riuscito ad affermarsi solo in India e Brasile, ed è stato tenuto in vita per dieci anni, per poi essere dismesso il 30 settembre 2014.

Nel 2009 Google ha provato a lanciare Wave, una piattaforma che prometteva di collegare email, messaggistica, wikipedia e funzioni social. Avrebbe dovuto fondere con in un unico strumento la posta elettronica e le chat.] Nel 2009 Google ha provato a lanciare Wave, una piattaforma che prometteva di collegare email, messaggistica, wikipedia e funzioni social. Avrebbe dovuto fondere con in un unico strumento la posta elettronica e le chat.

Era un progetto ricco di opzioni che, forse, non è decollato a causa la troppa complessità. Presentato il 27 maggio 2009 è stato dismesso il 5 agosto 2010. In seguito il codice è stato rilasciato in versione open source. Ora viene sviluppato in modo indipendente dalla Apache Foundation.] Era un progetto ricco di opzioni che, forse, non è decollato a causa la troppa complessità. Presentato il 27 maggio 2009 è stato dismesso il 5 agosto 2010. In seguito il codice è stato rilasciato in versione open source. Ora viene sviluppato in modo indipendente dalla Apache Foundation.

Agli inizi del 2010 è stata la volta di Buzz. Google ha deciso di sfruttare il successo di un prodotto già affermato come Gmail per conquistare gli utenti. Il social network si integrava con la posta e permetteva di scambiare foto, video e messaggi con i propri contatti.] Agli inizi del 2010 è stata la volta di Buzz. Google ha deciso di sfruttare il successo di un prodotto già affermato come Gmail per conquistare gli utenti. Il social network si integrava con la posta e permetteva di scambiare foto, video e messaggi con i propri contatti.

Buzz però aveva una gestione della privacy inadeguata (gli utenti non venivano avvisati di quali dati personali venivano condivisi). Google fu condannata dalla Federal Trade Commission statunitense a pagare una multa di 18mila dollari, una cifra ridicola per il colosso di Mountain View, ma che non fece bene all’immagine del social network. Dismesso il 15 dicembre 2015.] Buzz però aveva una gestione della privacy inadeguata (gli utenti non venivano avvisati di quali dati personali venivano condivisi). Google fu condannata dalla Federal Trade Commission statunitense a pagare una multa di 18mila dollari, una cifra ridicola per il colosso di Mountain View, ma che non fece bene all’immagine del social network. Dismesso il 15 dicembre 2015.