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Dott. Tomaso Trevisson

Dott. Tomaso Trevisson

URL del sito web: http://www.tomasotrevisson.it

Pubblicità: in tempi di crisi chi svende sbaglia

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Per Kevin Roberts, Ceo dal 1997 della Saatchi & Saatchi, svendere la pubblicità nei momenti di crisi è un grosso errore.
Meglio valorizzare altre leve di marketing, e sfruttare la creatività di questa disciplina.

Ad esempio valorizzare il proprio brand verso i consumatori. Se riusciamo a definire delle strategie mirate per legare i propri clienti al nostro brand anche nei momenti di crisi, eviteremo di non svalutare i prodotti e non abbattere il valore dei listini.

La crisi economica e finanziaria che stiamo vivendo ha chiaramente degli impatti negativi a livello psicologico su tutti i consumatori (esclusi quelli di fascia alta), ma se riflettiamo tenendo in considerazione i singoli contesti nazionali, vediamo che le cose non sembrano così negative per l'Italia.

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La situazione italiana dei media: tra conferme ed incertezze

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Il termine “medium”, pur essendo penetrato profondamente nel nostro linguaggio quotidiano, non presenta dei confini particolarmente definiti, ma si presta, al contrario, ad una molteplicità di interpretazioni. A qualcuno potrebbe ricordare semplicemente uno strumento fisico, a qualcun altro un intero apparato di trasmissione o il contenuto veicolato, e la definizione potrebbe arrivare ad abbracciare persone, ruoli, regole di codifica, linguaggi, relazioni e, come si dice in questi casi, chi più ne ha più ne metta.


Parlando di media non possiamo non scomodare McLuhan e la sua provocatoria definizione “the medium is the message”: su ciascun media, passato, presente e futuro che sia, si incrociano differenti variabili sociali, economiche e cognitive che inevitabilmente influiscono sul pensiero collettivo e sulla cultura stessa di una società. Nel contesto attuale la tecnologia è entrata a far parte in maniera integrante della nostra quotidianità, evolvendosi con essa in un rapporto dialettico: leggere queste riflessioni digitali non sarebbe stato possibile senza un’evoluzione tecnologica, la quale determina una costante condizione di novità e rielaborazione anche – e forse soprattutto – culturale. Al concetto di bene fisico si sostituisce sempre più quello di bene intellettuale, di contenuto, al concetto di distribuzione subentra quello di comunicazione, all’utilizzo il consumo. In sostanza i media rappresentano il mezzo attraverso il quale l’uomo si interfaccia con il mondo esterno, per qualcuno essi rappresentano addirittura una sorta di protesi sensoriale e percettiva, in grado di definire nuove pratiche intellettive e comunicative, nuovi linguaggi, nuove forme di produzione, gestione e diffusione della conoscenza.


Ai media tradizionali e nuovi si è rivolto l’interesse dell’Osservatorio New Media & Tv della School of Management del Politecnico di Milano, il quale, in una Ricerca riferita al 2010/2011, si è posto, come obiettivi, quelli di valutare quantitativamente il mercato di riferimento nelle sue principali articolazioni, di analizzare criticamente l’evoluzione dell’offerta sulle diverse piattaforme digitali, di studiare la convergenza tra tali piattaforme, di valutare l’impatto sul mercato dei nuovi canali fruitivi e di individuare nuovi modelli di business e possibili scenari futuri.

Rispetto all'anno precedente, nel quale aveva perso oltre il 10% a causa della crisi economica mondiale, nel 2010 il mercato complessivo dei media torna a crescere, registrando un + 3,6%, per un valore complessivo di 17 miliardi di Euro. Il dato considera sia la pubblicità, sia i ricavi provenienti dai servizi a pagamento: con riferimento al primo punto è stata valutata una crescita del 6% per il settore televisivo (canali tradizionali e all digital) e addirittura del 12% per la radio, mentre continua a decrescere, seppur in forma più contenuta, la raccolta sulla stampa (- 4%). Con riferimento al secondo punto, invece, aumentano i ricavi delle pay tv (+ 6%) e lievemente anche quelli della stampa (poco più dell’1%).

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Le sfide poste dal nuovo consumatore digitale

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Se si osserva l’attuale scenario economico italiano, ci si rende immediatamente conto di come il legame tra vita digitale e business stia diventando sempre più stretto, con una evidente convergenza tra circostanze off ed esperienze on. Quella che a buon titolo è stata definita una “rivoluzione digitale” rappresenta ormai una componente fondamentale nella valutazione dei trend di mercato e il suo impatto nella filiera produttiva e distributiva nazionale costringe gli imprenditori di qualsiasi settore e dimensione ad affrontare sfide sempre più impegnative; sfide che impongono una riformulazione degli approcci tradizionali, sfide che richiedono elasticità mentale e rinnovate skills, sfide che portano a campagne commerciali il cui esito è tutt’altro che scontato, sfide, in estrema sintesi, che tendono spesso ad assumere la forma di un temuto punto interrogativo.

A tal proposito, un’analisi commissionata da Il Sole 24 Ore a IPR Marketing e presentata dal CEO dell’istituto di ricerca, Antonio Noto, in occasione del Forum Digital Media – svoltosi lo scorso mercoledì 25 maggio presso la sede milanese de Il Sole 24 Ore – delinea il profilo degli utenti digitali, dei nuovi consumatori web 2.0 e offre importanti spunti di riflessione circa i risvolti più attuali del commercio elettronico.

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La chat sul sito efficace per chi vende?

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Secondo una ricerca Bold Software, l'82% degli intervistati afferma che una sessione di live chat influenza positivamente il proprio atteggiamento nei confronti di quel venditore che la offre, e il 68% aggiunge che questo tipo di comunicazione facilita un secondo acquisto dallo stesso venditore.

Inoltre il 75% dei consumatori coinvolti nell'indagine afferma che anche le visite al sito diventano più frequenti. Il 65% dichiara di aver ricevuto via chat un servizio migliore che utilizzando un call-center telefonico; infine il 52% ammette di aver acquistato più prodotti proprio a seguito della sessione di chat.

Bold Software ha basato la ricerca su un campione di 1000 e-shopper abituali statunitensi. L'indagine ha fatto sì che venisse poi pubblicato un white paper in marzo che riassume alcuni riflessioni interessanti per i venditori online di tutto il mondo.

In primo luogo è lecito affermare che esiste una relazione tra la possibilità di entrare in contatto diretto tramite chat con il sito e-commerce di riferimento e determinate caratteristiche demografiche e psicografiche. L'indagine giunge infatti alla conclusione che, chi utilizza tale strumento, ha in genere un alto grado di scolarizzazione, ha più di 30 anni e un reddito elevato.

In più i consumatori che più spendono, sia in riferimento alla media di transazioni effettuate e sulla singola transazione, con maggiore probabilità hanno effettuato prima una live chat. Un dato che non può non essere molto interessante per chi vende online.

Inoltre vi è un certo divario nell'atteggiamento e nel comportamento tra coloro che hanno o non hanno chattato con un venditore. I primi hanno infatti ammesso che questo strumento li ha influenzati nell'acquisto; inoltre essi hanno trovato la chat uno strumento più immediato ed efficace rispetto a telefono o mail, tanto che indicano proprio la chat come strumento preferito di comunicazione.

In più la disparità tra 'chatters' e 'nonchatters' appare in aumento di anno in anno, un segnale positivo che conferma come, mano a mano che i clienti la avvicinano e la usano, la chat divenga sempre più apprezzata e consueta come mezzo di interazione.

La ricerca dimostra anche che la chat è un mezzo efficace sia per i nuovi clienti che per quelli abituali. I consumatori che se ne sono serviti prima di un acquisto sono aumentati del 7% rispetto all'anno passato. E più di tre quarti del campione che utilizza la chat afferma che, quest'ultima, ha contribuito non poco a formare un'impressione positiva del venditore con cui si è chiacchierato.

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