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Dott. Tomaso Trevisson

Dott. Tomaso Trevisson

URL del sito web: http://www.tomasotrevisson.it

Il ritorno del video advertising

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Tra inserzioni testuali, sperimentazioni e modelli affermati, la pubblicità video era stata trascurata online, ma ora ci sono avvisaglie di un rinnovato interesse. Sarà la volta buona per il ritorno del formato principe della pubblicità anche sul Web?

La Rete è percorsa ormai da tempo da un rinnovato interesse per il multimedia, ma questo interesse degli utenti, sia per la fruizione sia per la creazione di contenuto, non sempre ha trovato un altrettanto spinto interesse da parte delle aziende per la propria promozione. Mentre la Tv è considerata ormai da decenni patria della pubblicità, il Web non è mai riuscito a utilizzare il formato video come strumento di marketing. In passato, tutti gli esperimenti di questo tipo sono naufragati miseramente di fronte a una semplice considerazione: l'intrusività della pubblicità video non è fatta per il mondo di Internet, in cui l'interattività e il controllo delle azioni da parte degli utenti sono le caratteristiche positive più sbandierata dai fautori della Rete libera.

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Il commercio elettronico cresce

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La crescita c'è, e in alcuni settori, come il turismo, ormai l'Italia è allineata ai Paesi più forti. Ma c'è ancora tanto da lavorare, e gli operatori non possono perdere il passo.

L'e-commerce recita oggi un ruolo importante nelle dinamiche innovative del nostro Paese: l'Italian e-Commerce Forum vuole costituire uno spazio di riflessione e discussione sul commercio elettronico italiano. L'annuale osservatorio, condotto da NETCOMM - Consorzio del Commercio Elettronico Italiano e dalla School of Management del Politecnico di Milano con il contributo di diversi partner, propone una fedele fotografia dello stato attuale dell'e-commerce di casa nostra.
Turismo sempre in testa
Analizzando i singoli dati presi in considerazione dallo studio, si nota che la distribuzione delle vendite per settori conferma al primo posto il turismo con il 49% del mercato (+3% rispetto al 2006) ed una spesa pari a 2.600 milioni di euro. Per questo comparto diminuisce nell'anno in corso il tasso di crescita (da +55% annuo nel 2006 a +38% nel 2007, mentre nel 2004 era stato +150%). Il progressivo rallentamento della crescita è un segnale del raggiungimento di un elevato tasso di penetrazione sul totale retail (dal 7% del 2006 al 9% del 2007), non troppo distante da quello tipico dei principali Paesi occidentali.

Gli altri settori
L'Informatica ed elettronica di consumo è il secondo settore per valore di spesa: supererà i 488 milioni di euro, con una crescita del 19% sull'anno precedente. A seguire, sono da registrare le performance di tutto rispetto delle assicurazioni online (anche se nel 2007 il loro peso scenderà sotto il 10% dell'e-commerce totale), l'abbigliamento e l'editoria, rispettivamente con 156 e con 131 milioni di euro e quote attorno al 3% del mercato elettronico italiano complessivo. Il grocery, cioè alimentari e affini, si ferma a una quota di circa l'1%.

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L'uso dei browser in Italia

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La guerra dei browser è ormai una lotta tra Explorer e Firefox, con tutti gli altri destinati a ruoli molto marginali. Eppure non mancano informazioni interessanti e non scontate.

Una ricerca condotta la settimana scorsa da ShinyStat fotografa l'utilizzo dei browser nella rete italiana. Il monitoraggio ha riguardato 269.631 siti che hanno generato un campione complessivo di 29.400.883 visite.

Lotta a due
Internet Explorer e Firefox: sono loro i browser più utilizzati dagli utenti italiani, anche se le distanze sono ancora elevate. Alla famiglia di Explorer è infatti riconducibile il 79,13% delle visite nella Rete nostrana, mentre la famiglia Firefox (compreso il suo progenitore nella suite Mozilla, che comunque incide solo per lo 0,34%) sono accreditati di poco più del 17,70%. Il restante 3% di rilevazioni premiano: Safari per il 2,35% di visite, Opera per lo 0,55%, e quindi diversi altri programmi di navigazione ciascuno con percentuali sotto lo 0,25.

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Costi Adsl in Europa: in Italia troppo caro

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I contratti dei provider italiani per connettersi in Rete sono spesso più costosi di quelli offerti dagli altri operatori europei. Nel nostro Paese la concorrenza continua a essere praticamente assente.

E’ quanto emerge dall’inchiesta internazionale che Altroconsumo, associazione indipendente di consumatori, ha condotto sulle tariffe ADSL di otto Paesi europei: oltre all’Italia, Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna.

Un’importante nota positiva da registrare: il tempo gioca a favore dei navigatori in Italia. Rispetto all’inchiesta di Altroconsumo condotta due anni fa, infatti, il costo mensile dei contratti italiani oggi è diminuito. Se si considera un contratto flat base, oggi si pagano circa 20 euro al mese, contro i 30 euro nel 2005. Anche la velocità di connessione è aumentata a 2000Kbit/s.

Ma nel complesso i migliori contratti in Europa distanziano quelli italiani in convenienza e in velocità massima di connessione.

Il mercato in Italia è ingessato, la concorrenza non gioca e tutti gli operatori sono allineati sui prezzi dell’ex monopolista, Telecom Italia. Con ripercussioni sull’effettiva convenienza delle offerte.

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