Ti trovi qui:Le Soluzioni»Vendere su internet
Federico Di Giorgi

Federico Di Giorgi

URL del sito web:

Super Bowl 2018, gli incredibili costi degli spot pubblicitari.

Pubblicato in OK!BLOG

Da diversi anni il Super Bowl, la finale del campionato della National Football League (Nfl), oltre ad essere l'evento sportivo più atteso e importante degli Stati Uniti d'America, è anche uno degli show televisivi più seguiti durante l'anno.

Nonostante anche negli Usa continui a persistere il calo fisiologico dell'audience televisiva, ogni anno il Super Bowl viene guardato in media da oltre 100 milioni di telespettatori, facendo registrare uno share di oltre il 70%, un'audience ricchissima soprattutto per le aziende che trasmettono i loro spot durante i vari intervalli pubblicitari.

Come tutti sappiamo, il Super Bowl non è soltanto un semplice evento sportivo, ma rappresenta anche una sorta di "Oscar della Pubblicità". I super spot televisivi sono da sempre destinati a dettare le nuove tendenze del settore pubblicitario, e di conseguenza delle agenzie di comunicazione che li producono. 

Per questa cinquantaduesima edizione che ha visto lo scontro diretto tra Philadelphia Eagles e New England Patriots, il costo medio di uno spot pubblicitario della durata di trenta secondi si è aggirato tra i 5 milioni e i 5,2 milioni di dollari, a seconda del posizionamento nel palinsesto televisivo. Questa cifra non tiene conto ne dei costi di produzione, ne dei diritti di commissione alle agenzie pubblicitarie che li hanno realizzati.

Il sito web Digiday, interagendo con numerose web agency ed esperti di web marketing, ha realizzato uno studio di cosa potrebbero acquistare le aziende americane avendo a disposizione il budget pubblicitario di 5,2 milioni di dollari. Di seguito riportiamo le proposte di investimento pubblicitario che sono emerse dal confronto con gli "addetti ai lavori".

Pianificare video pubblicità su dispositivi mobile per 32 anni.

Il costo medio per mille impression per i video verticali interattivi su dispositivi mobile è di 1,4 dollari. Disponendo di un budget di spesa di 5,2 milioni si possono ottenere 357 milioni di impression. Per la stessa cifra di denaro, si potrebbe arrivare a coprire un lasso di tempo di 32 anni per la diffusione di questi video annunci pubblicitari

Creare ben 30 giochi sui social network.

Realizzare un gioco per le piattaforme social media ha un costo tra i 150 mila e i 300 mila dollari. Con 5,2 milioni si possono creare all'incirca tra i 17 e i 34 social game, dove è possibile far comparire un brand o un prodotto da promuovere e pubblicizzare.

Raggiungere due milioni di persone in più su Facebook.

Potendo disporre del budget di spesa pubblicitario per il Super Bowl, un'azienda è in grado di poter raggiungere 113 milioni di persone su Facebook, generando 450 milioni di impression in una campagna Facebook ADS della durata di una settimana.

Questo significa che ogni utente raggiunto dal social network vedrebbe comparire nella sua bacheca l'annuncio per ben quattro volte. Questa campagna pubblicitaria a pagamento avrebbe raggiunto 2 milioni di persone in più rispetto ai 111,3 milioni di persone che hanno dichiarato di aver guardato questo evento sportivo lo scorso anno.

Generare 2,6 miliardi di impression su Instagram.

Il costo per mille impression degli annunci video di Instagram si aggira dai 2 ai 3 dollari, in base agli acquirenti degli annunci. Con un budget come quello investito per uno spot del Super Bowl, è stato stimato che un brand può ottenere circa 2,6 milioni di impression. A 2 centesimi per visualizzazione, si può arrivare ad ottenere 260 milioni di visualizzazioni video. 

Ottenere 2,6 milioni di clic in ricerche a pagamento sul sito e-commerce di Amazon.

Con gli annunci delle ricerche su Internet le aziende sono certe che le persone sono coinvolte maggiormente nella ricerca di un brand o di un suo prodotto. La percentuale del costo per clic per gli annunci della rete di ricerca su Amazon, il sito e-commerce più visualizzato nel mondo, è di 2 dollari circa, secondo gli acquirenti di annunci, quindi disponendo di 5,2 milioni di dollari, si potrebbero tranquillamente ottenere 2,6 milioni di clic. 

Pagare 8 messaggi di Selena Gomez

Un influencer che possiede 100 mila follower sui social network ha un costo di circa tremila dollari per un post su Instagram. E' stato stimato che un budget di 5,2 milioni permette di ottenere circa 1.733 post con un influencer di questo livello, il che significa che è possibile poter raggiungere un potenziale di 173, 3 milioni di persone, circa 62 milioni in più rispetto al Super Bowl, tenendo conto ovviamente dell'audience dello scorso anno.

Gli influencer come Selena Gomez, che ha oltre 133 milioni di follower su Instagram, possono arrivare a chiedere fino a 660 mila dollari per pubblicare un brand sulla propria pagina. In conclusione, disponendo di 5,2 milioni, un'azienda potrebbe riuscire ad acquistare ben otto post di Selena Gomez.

Generare 1,85 miliardi di visualizzazioni di annunci display su Google.

Il costo medio per mille impression di annunci display su Google è di 2,80 dollari. Questo budget milionario consente ad un'azienda americana di ottenere circa 1,8 miliardi di visualizzazioni di annunci display, ovvero quelli grafici in  vari formati presenti sui siti, pagati anche questi a seconda delle loro visualizzazioni. 

 

 

 

 

 

 

 

Leggi tutto...

Global Digital 2018: In Italia e nel mondo, cresce il numero di persone connesse ad Internet.

Pubblicato in OK!BLOG

Anche quest'anno, We Are Social in collaborazione con Hootsuite, la piattaforma social media managment più utilizzata a livello mondiale, ha recentemente pubblicato il "Global Digital 2018", report annuale volto a comprendere la diffusione dei social media e di Internet nel nostro Paese e nel resto del mondo.

Questo report è diventato ormai un punto di riferimento per tutti gli esperti in materia di strategie di web marketing e social media marketing, che possono comprendere come si sta evolvendo la community degli internauti online, diventata sempre più numerosa.

Dall'analisi dei dati provenienti da 239 Paesi, è emerso come il numero degli utenti connessi ad Internet nel mondo abbia sorpassato la soglia dei 4 miliardi di persone; oggi più della metà della popolazione mondiale è online. Più di 250 milioni di persone si sono connesse per la prima volta l'anno scorso. Il primato va riconosciuto al continente africano, dove la recente diffusione di smartphone a basso costo e di abbonamenti economici per navigare su Internet ha permesso, per la prima volta. a molte persone di accedere al magnifico mondo del Web.

Anche il numero di utenti che utilizzano i social media risulta in forte aumento. Rispetto allo scorso anno, sono cresciuti del 13% toccando quota 3 miliardi e 200 milioni di utenti.

Con quasi 2 miliardi di utenti e una crescita pari al 15%, Facebook continua a dominare lo scenario social mondiale, Instagram registra un incremento straordinario triplicando il numero dei suoi utenti. WhatsApp e Facebook Messenger registrano un tasso di crescita doppio (30%) rispetto a Facebook.

Il report Global Digital 2018 dedica uno studio molto approfondito sul nostro Paese, riportando una serie di dati riguardanti il numero di utenti attivi su Internet e di quelli che utilizzano ogni giorno una piattaforma social.

In Italia il 73% della popolazione è online (43 milioni di persone circa), e sono all'incirca 34 milioni gli utenti attivi sui social network. Proprio l'anno scorso si è registrata una crescita di 4 milioni di persone connesse al Web, e una crescita esponenziale di utenti che frequentano le piattaforme social media (3 milioni, + 10% rispetto all'anno 2016). In media, trascorriamo online circa 6 ore al giorno, quasi il doppio del tempo che passiamo davanti alla televisione.

Di queste ore, quasi 2 sono passate navigando su un social network. Per quanto concerne la classifica dei siti web più visualizzati nel nostro Paese è guidata da 44c28697135b262bde92280084af3f1f-gdprlock. Questo motore di ricerca registra oltre 500 milioni di visite ogni mese, seguito a distanza da Facebook, Youtube e 1d5920f4b44b27a802bd77c4f0536f5a-gdprlock, tutti e tre con oltre 200 milioni di visite. A chiudere la classifica dei 5 migliori siti web in italia troviamo il sito di e-commerce Amazon, che colleziona da solo più di 80 milioni di viste ogni anno.

 

 

 

 

 

 

  

 

 

Leggi tutto...

Le aziende italiane sempre più presenti sui Social Media.

Pubblicato in OK!BLOG

L'anno scorso li hanno utilizzati un'azienda su due. Stiamo parlando dei social network, divenuti oggi non più soltanto un luogo virtuale per condividere foto, ricordi e video, ma anche preziosi ed utilissimi strumenti di marketing e di comunicazione multimediale per le aziende, utilizzati sempre più per posizionare online il proprio marchio.

Secondo una recente indagine condotta dall'Euostat, lo scorso anno il 47% delle aziende con sede legale in Europa ha utilizzato almeno un social network. Questo dato risulta in forte crescita, se si pensa che nel solo 2013 ad avere una pagina social era il 36%, ovvero un'impresa su tre. 

Certamente, non tutte le piattaforme sono adatte per promuovere il proprio business online; per questo, lo scorso anno, i social media maggiormente utilizzati dalle aziende sono stati Facebook e Linkedin, ovvero quelli che consentono di costruire un rapporto più diretto con la propria clientela.

Ben più limitato è stato invece l'utilizzo di piattaforme per la condivisione di file multimediali, come Youtube, SlideShare o Flicker. Stesso discorso vale anche per i siti di blogging o microblogging, come Twitter

Questo è il quadro generale tracciato dall'Eurostat, dopodichè esistono sostanziali differenze da Paese a Paese. Secondo quando emerge da questa interessante analisi che riguarda le imprese con almeno 10 dipendenti, con la sola eccezione di quelle che operano nel settore della finanza, il record spetta a Malta

Il 74% delle aziende di quest'isola lo scorso anno ha utilizzato almeno un social media, seguite dal 66% di quelle danesi, irlandesi e olandesi. Questo almeno per quanto riguarda i 28 Paesi facenti parte dell'Unione Europea. 

Se però si fa riferimento ai confini geografici, il primo posto spetta all'Islanda, dove il 79% delle attività imprenditoriali possiede un profilo su un social network. In fondo alla classifica si posizionano Polonia, Lettonia e Bulgaria.

E l'Italia com'è messa? Tranquilli, anche nel nostro Paese i social network dominano la classifica. Facebook, ma certamente anche Linkedin, sono stati ampiamente utilizzati nel 2017 dal 42% delle aziende.

Solo un'impresa italiana su sei ha utilizzato piattaforme per la condivisione di video, foto e presentazioni, mentre appena un'azienda su otto è presente su Twitter

Se però l'utilizzo di Youtube e di realtà analoghe è in crescita, passando dal 10% del 2013 al 16% dello scorso anno. Twitter e altri social simili non riescono ancora ad ottenere larghi successi. Negli ultimi tre anni la quota di aziende che utilizzano i siti di blogging è rimasta invariata all'8%.

Ovviamente i dati Eurostat non riescono a spiegare perchè nel 2018 le aziende preferiscano posizionarsi su una tipologia particolare di piattaforma social rispetto ad altre. 

Certamente nelle scelte compiute dagli imprenditori, si presume che incidono fortemente i numeri degli utenti che frequentano queste nuove "piazze virtuali": sono più di 30 milioni gli italiani iscritti su Facebook, a differenza dei soli 7 milioni presenti su Twitter

Se l'obiettivo che si intende raggiungere dalla propria strategia di social media marketing è quello di usare questi strumenti di comunicazione come veicoli pubblicitari, appare naturale indirizzarsi verso quei social che offrono la platea di pubblico più ampia. 

Che poi questa decisione, risulti anche la strategia di marketing e di comunicazione migliore, è una delle domande a cui le aziende possono ottenere una risposta dal nostro Social Media Manager e Copywriter Federico Di Giorgi.  

Leggi tutto...

Metti il Marketing al centro del tuo business.

Pubblicato in OK!BLOG

Il marketing è una particolare disciplina che aiuta a identificare i bisogni dei Clienti, a creare uno o più prodotti che servono a soddisfarli e a pianificare opportune strategie di comunicazione che servono a spingere il consumatore finale non solo all'acquisto, ma anche alla fidelizzazione. Il suo obiettivo è quindi la massima remunerazione del capitale iniziale investito dall'azienda attraverso la realizzazione di beni di consumo che siano effettivamente graditi al mercato e che aiutino sempre più a creare una forte brand identity ben precisa e riconoscibile offline e online.

Philip Kotler è da sempre identificato l'inventore del marketing, ed è proprio a lui che si deve oggi la suddivisione di questa disciplina in tre macro - categorie:

  • marketing analitico: è quello che si occupa dell'analisi, ovvero un momento imprescindibile e fondamentale in quanto sarà poi in base ai dati raccolti durante lo svolgimento della fase analitica (analisi della concorrenza, del target di riferimento, del mercato in cui si opera, etc) che verranno elaborate successivamente le strategie operative.
  • marketing strategico: rappresenta la parte nella quale si vanno a definire le strategie che concorreranno non solo allo sviluppo delle vendite, ma anche (e soprattutto) alla fidelizzazione della clientela.
  • marketing operativo: è la parte pratica del marketing e si basa sulle famose quattro P (prodotto, prezzo, promozione e punto vendita, inteso non solo come organizzazione della rete vendita, ma anche come gestione fisica dello store. 

Lo strumento principale del marketing è il piano marketing ed è proprio da questo prezioso e indispensabile documento che si deve partire per poter riuscire ad arrivare davvero  alla piena remunerazione del capitale iniziale. 

Come si realizza un piano marketing?

Si parte prima di tutto dalla suddivisione pensata da Kotler che va a distinguere la fase analitica, da quella strategica e da quella operativa.

Nella parte analitica si fanno rientrare comunemente tutte quelle analisi che occorrono per riuscire a capire qual'è il punto di partenza aziendale. Questa prima fase comprende l'analisi del proprio prodotto che viene spesso effettuata attraverso la sua scomposizione in caratteristiche specifiche che sono utili per capire quali sono i suoi punti di forza e di debolezza. Si procede poi con l'analisi del target di riferimento (Buyer Personas) ossia si va ad individuare e definire chi sono e cosa desiderano coloro che potrebbero acquistare un nostro prodotto o servizio.

Anche questa è una fase molto importante in quanto permette di conoscere e comprendere quali sono le abitudini e le preferenze del target aziendale di riferimento per poter  pianificare le migliori strategie di comunicazione. Infine, non va mai tralasciata l'analisi della concorrenza che deve essere un punto di riferimento per impedire ai diretti competitor di portarci via clienti già acquisiti o potenziali. 

In base alla mole di dati raccolti durante la fase analitica, si passa a quella strategica che serve per pianificare a tavolino le strategie e le azioni più corrette per riuscire a catturare l'attenzione e l'interesse dei consumatori.

Infine, nell'ultima fase viene reso operativo ciò che a monte si è stabilito, concentrandosi soprattutto sulle eventuali modifiche e migliorie da apportare ai prodotti prima del loro ingresso  definitivo sul mercato.

Come si è evoluto il marketing negli ultimi anni?

Marketing 3.0. è un'espressione diventata oggi sempre più di uso comune e indica l'ultimo stadio evolutivo del marketing. Kotler individua nella storia del marketing tre principali fasi di sviluppo:

  • il marketing 1.0. quello focalizzato principalmente sul prodotto, nato nell'era industriale. Il suo obiettivo era vendere i prodotti appena usciti dalle fabbriche a chiunque fosse stato disposto ad acquistarli.
  • il marketing 2.0. nasce e si sviluppa nell'era moderna dell'informazione e delle tecnologie di comunicazione multimediali. Il consumatore assume sempre più un ruolo consapevole e il marketing in questo particolare periodo storico ha il compito di segmentare il mercato contribuendo a migliorare lo sviluppo del prodotto finale per poter raggiungere sempre più la piena soddisfazione dei clienti.
  • il marketing 3.0. si diffonde nei primi anni del 2000 ed è ancor'oggi all'opera. Le aziende, oltre alla soddisfazione del Cliente, mettono al centro della loro attività mission, vision e valori che riguardano e influiscono su un ecosistema molto più ampio della normale clientela.

I passaggi da un modello di marketing all'altro segnano inevitabili cambiamenti avvenuti nel corso degli anni sia nel modo di produrre che nel modo di approcciarsi con il consumatore finale.

Il mercato 1.0. è quello fordista, in cui tutta l'attenzione è incentrata sul prodotto e sono i clienti a doversi adattare per forza di cose ad esso. Il mercato 2.0. è invece quello che mette al centro lo studio e l'analisi dei clienti. Il marketing inizia a studiare i target e le loro principali scelte d'acquisto puntando a modificare i prodotti proprio in funzione di queste nuove scelte. Questo modello è stato potenziato enormemente dall'avvento delle piattaforme social network che hanno reso la comunicazione con la clientela più snella, semplice, immediata e, soprattutto, bilaterale.

Ed è proprio da questo cambiamento epocale da parte dei consumatori, oltre che dalle conseguenze della crisi economica mondiale, che nasce il concetto di marketing 3.0. 

Oggi i clienti sono sempre più consapevoli delle proprie scelte d'acquisto ed hanno sempre più spinto e influenzato le imprese ad adattarsi alle loro consapevolezze.

Rispetto ai modelli precedenti, il marketing 3.0. si basa su tre principi generali:

  • se continuiamo a sviluppare prodotti senza preoccuparci troppo degli effetti provocati da questi sul mondo, un giorno potrebbe non esserci più nessuno disposto e interessato ad acquistarli;
  • trasferire il fulcro della propria produzione e vendita all'estero rappresenta un modo per non risolvere i problemi, ma solo spostarli da un'altra parte;
  • se è vero che ogni impresa opera e cresce in una precisa realtà territoriale, è altrettanto vero che nessuna impresa può oggi sottrarsi dal voler contribuire al mantenimento e allo sviluppo della realtà stessa.

In questo particolare contesto, sviluppare un nuovo modello di business o ripensarne uno già avviato diventa sempre più un imperativo dettato dai vari e repentini cambiamenti in atto. Certo, non si tratta affatto di un percorso semplice, e molte realtà imprenditoriali oggi lo percorrono nella direzione sbagliata.

La maggior parte delle imprese continua a focalizzare la propria attenzione sulle caratteristiche tecniche dei prodotti o servizi che vendono, senza rendersi conto che in questo modo mettono completamente da parte tutto il mondo dei valori accessori (aspetti culturali, ambientali, sociali, storici, e così via) che motivano il cliente a voler preferire un prodotto rispetto a quello di un altro. 

 

 

 

 

 

 

 

 

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS